logo
 
 
 
 
spazio
spazio
DM FUORI DAI RUOLI E DALLE GAE
item-thumbnail
spazio

Dai resoconti stenografici della Camera e della VII Commissione si comprende quale sia il destino segnato per i diplomati magistrali secondo la volontà del Governo M5S – Lega.
Purtroppo alcuni stanno iniziando nuovi ricorsi-lotteria ai Giudici del Lavoro che, in tante province, hanno già bocciato i provvedimenti e, quando sono stati accolti, è stato solo perchè il MIUR non si è mosso in tempo.

Una cosa è certa, mentre la politica ha già scelto una strada qualche fortunato incappa in decisioni favorevoli di qualche giudice del lavoro, segno che la Legge non appare proprio uguale per tutti, anche tra i ricorsisti ci sono i più fortunati.

Il 17 e 18 luglio la VII COMMISSIONE PERMANENTE (Cultura, scienza e istruzione) ha discusso ancora sul DL 87/2018: Disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese.

Le posizioni non appaiono diverse e le speranze dei diplomati stanno piano piano affievolendosi.

Marco BELLA (M5S), relatore, ha introdotto l’esame del decreto-legge illustrando l’articolo 4 del Decreto dignità che dà disposizioni per il differimento del termine di esecuzione di provvedimenti giurisdizionali riguardanti diplomati magistrali.

Specifica che al M.I.U.R. vengono concessi 120 giorni per dare esecuzione ai provvedimenti giurisdizionali che comportino la decadenza di contratti di lavoro stipulati con docenti in possesso di diploma magistrale, conseguito entro l’anno scolastico 2001-2002, inseriti con riserva nelle graduatorie ad esaurimento.

L’intervento normativo serve a rimandare l’esecuzione delle sentenze giurisdizionali che dovessero adeguarsi alla recente decisione del Consiglio di Stato su questa materia.

Ancora una volta viene citata l’Adunanza plenaria n. 11 del dicembre 2017 in cui il Consiglio di Stato ha stabilito che il possesso del solo diploma magistrale, sebbene conseguito entro l’anno scolastico 2001-2002, non costituisce titolo sufficiente per l’inserimento del personale docente nelle graduatorie ad esaurimento (GAE).

Le GAE sono graduatorie nelle quali sono inseriti insegnanti delle scuole e alle quali si attinge per la copertura del 50 per cento dei posti di ruolo disponibili, nonché per il conferimento delle supplenze annuali, per la copertura di cattedre e posti di insegnamento vacanti prevedibilmente per l’intero anno scolastico, per l’assegnazione delle supplenze temporanee fino al termine delle attività didattiche e per la copertura di cattedre e posti di insegnamento non vacanti, ma di fatto disponibili fino al termine dell’anno scolastico.

Ritiene utile segnalare che il 4 luglio scorso, rispondendo a un’interrogazione a risposta immediata in Assemblea (la n. 3-00045), il Ministro Bussetti ha chiarito che, alla luce del principio di diritto sancito dal Consiglio di Stato, « i diplomati magistrali dovranno essere cancellati dalle graduatorie a esaurimento man mano che interverranno le sentenze di merito, che, presumibilmente, si uniformeranno alle decisioni dell’adunanza plenaria del Consiglio di Stato ».

Marco Bella ricorda, per inquadrare la questione, che, sulla base dell’inserimento di questi docenti nelle graduatorie a esaurimento – inserimento spesso consentito dai giudici amministrativi « con riserva » – il Ministero aveva proceduto all’assunzione di soggetti in possesso del solo diploma magistrale. La carenza del titolo per l’inserimento nelle graduatorie comporterà quindi il venir meno di un presupposto necessario per la stipula del contratto di lavoro.

Sempre rispondendo alla citata interrogazione, il Ministro Bussetti ha osservato che « Particolarmente delicata è ... la situazione dei circa 7.500 diplomati magistrali già assunti in ruolo a seguito dello scorrimento delle graduatorie a esaurimento nelle quali erano stati inseriti con riserva, che vedranno risolto il loro contratto a tempo indeterminato non appena interverranno le relative sentenze. Trattasi di una situazione che, in considerazione del fatto che le pronunce giurisdizionali interverranno presumibilmente tra la fine di questo mese ed il mese di agosto, rischia concretamente di mettere a repentaglio l’ordinato avvio dell’anno scolastico 2018- 2019 ».

Innestandosi in questo contesto, la misura del decreto-legge in esame si propone l’obiettivo di assicurare l’ordinato avvio dell’anno scolastico 2018/2019 e di salvaguardare la continuità didattica, a tal fine concedendo al Ministero di rinviare di 120 giorni il concreto recesso dai contratti di lavoro riguardanti i singoli docenti interessati, in esecuzione delle future decisioni del giudice amministrativo o, a seconda dei casi, del giudice del lavoro. Il termine di 120 giorni decorre dalla comunicazione del provvedimento giurisdizionale. Ipotizzando quindi che i provvedimenti giurisdizionali siano diversi e che non interverranno simultaneamente, l’Amministrazione avrà termini di scadenza diversa per provvedere alla sostituzione dei docenti colpiti dalle future sentenze.

Ricorda, quindi, che l’articolo 3 della legge n. 341 del 1990 ha previsto che occorre il possesso di un diploma di laurea anche per insegnare nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria.

È stato quindi istituito uno specifico corso di laurea, articolato in due indirizzi.

Successivamente, l’articolo 191 del decreto legislativo n. 297 del 1994 ha stabilito che, in via transitoria, l’istituto magistrale (di durata quadriennale) conservava il fine precipuo di preparare i docenti della scuola primaria, mentre la scuola magistrale (di durata triennale) quello di preparare i docenti della scuola dell’infanzia. In seguito, per disciplinare la fase transitoria, è stato previsto che i titoli di studio magistrali conseguiti entro l’anno scolastico 2001- 2002 conservavano valore legale in via permanente e consentivano di partecipare alle sessioni di abilitazione all’insegnamento nella scuola materna, nonché ai concorsi ordinari per titoli e per esami a posti di insegnante nella scuola materna e nella scuola elementare.

Considerato che la legislatura è all’inizio il deputato spiega ai colleghi il contesto in cui si è giunti alla decisione del Consiglio di Stato che ha provocato l’esigenza dell’intervento normativo urgente all’esame, reputa opportuno riepilogare i punti principali della vicenda.

Nel 2011, 220 docenti in possesso del solo diploma magistrale (e non anche di abilitazione all’insegnamento o di altro titolo) e inseriti nella III fascia delle cosiddette graduatorie di istituto – ossia le graduatorie che ciascuno dirigente scolastico redige per il conferimento delle supplenze che non siano attribuite per altra via –- hanno attivato un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica contro due decreti ministeriali (n. 44 e 62 del 2011) concernenti l’aggiornamento delle graduatorie di istituto e delle graduatorie ad esaurimento per il triennio scolastico 2011/2012, 2012/2013 e 2013/2014.

l Consiglio di Stato ha riconosciuto l’illegittimità di uno dei due decreti, nella parte in cui non parificava ai docenti abilitati coloro che avevano conseguito il diploma magistrale entro l’anno scolastico 2001/2002 e non li collocava quindi nella II fascia delle graduatorie di Istituto, ma nella III.
La tesi sostenuta era che, prima dell’istituzione della laurea in Scienze della formazione primaria, il titolo di studio rilasciato dagli istituti magistrali dovevano considerarsi abilitante.

Sulla base del parere del Consiglio di Stato, il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica è stato accolto. E su questa base è stato adottato un nuovo decreto ministeriale (il 353/2014), relativo all’aggiornamento delle graduatorie di istituto per i tre anni scolastici iniziati dal 2014 al 2016.

A seguito di questo, però, numerosi docenti in possesso di diploma magistrale conseguito entro l’anno scolastico 2001/2002 hanno avanzato ricorso per l’annullamento del decreto ministeriale n. 235 del 2014, che li aveva esclusi dall’inserimento nelle GAE per i tre anni scolastici iniziati dal 2014 al 2016.

Alcuni di questi ricorsi sono stati respinti dal TAR per il Lazio, che ha ricordato, tra l’altro, che l’impossibilità di nuovi inserimenti nelle GAE era stata confermata, da ultimo, dal decreto-legge n. 216 del 2011.

Le sentenze del TAR sono state impugnate davanti al Consiglio di Stato. La VI sezione del Consiglio di Stato, nel 2015, da una parte ha dato ragione ai ricorrenti, annullando il decreto ministeriale n. 235 citato nella parte in cui non aveva consentito ai docenti in possesso del titolo abilitante di diploma magistrale conseguito entro l’anno scolastico 2001/2002 di essere iscritti nelle graduatorie permanenti ad esaurimento; dall’altra parte ha disposto il deferimento della questione all’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato.

Come accennato, nel dicembre scorso l’Adunanza plenaria, con la sentenza n. 11 del 20 dicembre 2017, ha stabilito che gli appelli dei docenti non meritavano accoglimento e ha sancito che i soggetti con diploma magistrale conseguito entro l’anno scolastico 2001/2002 non possono vantare un diritto all’inserimento nelle GAE, tra l’altro evidenziando che manca una norma riconoscente il diploma magistrale conseguito entro l’anno scolastico 2001/2002 come titolo legittimante per l’inserimento nelle GAE.

Il deputato poi esamina i numeri del personale interessato dalla decisione del Consiglio di Stato: i diplomati magistrali iscritti nelle GAE a seguito dei contenziosi risultano più di 43.000, mentre erano più di 6.000 quelli assunti in ruolo, pur se con riserva, non essendo destinatari di sentenze passate in giudicato. Precisa che alcuni dei ricorsi avanzati per l’annullamento del citato decreto ministeriale n. 235 del 2014 risultano ancora pendenti.


Virginia VILLANI (M5S) si esprime a favore della norma che dispone un differimento del termine di esecuzione dei provvedimenti giurisdizionali riguardanti i diplomati magistrali. Ritiene che essa possa garantire il regolare avvio dell’anno scolastico e la continuità scolastica per gli studenti e, allo stesso tempo, assicurare al Parlamento il tempo necessario per individuare una soluzione ponderata a tutela degli insegnanti interessati e dei loro alunni. In merito ai diplomati magistrali, sottolinea l’importanza di rispettare le sentenze.

Il PD si limita a prevedere che la sospensione comprometterà la didattica, anziché favorirla, perché – trascorso il termine di 120 giorni – i docenti interessati dalla norma dovranno lasciare l’insegnamento da un giorno all’altro. Vorrebbe soluzioni di lungo respiro e un piano strutturale che il suo partito non ha mai fatto.

 

 
spazio
Pubblicato: 19/07/2018
spazio
Autore: Lauro Zanzara
spazio
Categoria: ricorsificio
 
 
spazio
 
spazio
spazio
spazio
spazio
spazio
item-thumbnail
 
IL caso del Liceo Beccaria di Milano svalorizzare i docenti e promuovere tutti.
spazio
spazio
Pubblicato: 14/07/2018
spazio
Autore:Lauro Zanzara
spazio
Categoria: astuzie operaie
spazio
 
Privacy Policy